Vi sono dei termini di uso corrente, il cui significato corretto si perde nella notte dei tempi, e che la pratica quotidiana ha lentamente distorto. Proviamo a riprendere e chiarire le due (quattro) espressioni del titolo.
Storicamente i Semiti vengono fatti risalire a quelle popolazioni che occupavano la “mezzaluna fertile”, cioè i territori che andavano dalla Mesopotamia sino alla Palestina, passando per la Siria, compiendo appunto l’arco di una mezzaluna. Intorno al 1300 si riversano in queste località i cosiddetti “Popoli del mare” provenienti da ovest, Cipro, isole greche, ecc. che costituiranno poi le fondamenta del popolo filisteo e probabilmente anche fenicio. Nella Palestina, chiamata anche Terra di Canaan, nel frattempo si attestano nuovi venuti fra i quali primeggiano le tribù ebraiche, ma anche Madianiti, Edomiti, Moabiti, Ammoniti e Aramei, provenienti dai territori di sud est. Dopo innumerevoli massacri di queste popolazioni gli ebrei della tribù di Israele, discendenti da Isacco, figlio di Abramo, e Giacobbe, prendono il sopravvento, e intorno al 1000 a.C. grazie anche alla costituzione della monarchia, acquisiscono forma di stato e si stabilizzano sul territorio. Questi massacri sono le prime stragi di semiti compiute da un altro popolo, cioè il popolo ebraico. La formazione della Palestina si completerà poi con la venuta di popolazioni nomadi provenienti dalla corona di territori arabi ed etiopi.
Quindi, quando si parla di semiti si deve parlare di tutte queste popolazioni, non soltanto della popolazione ebraica. Quando si parla di antisemitismo volendo alludere a comportamenti antiebraici, sarebbe più corretto parlare di antiebraismo, perché semiti sono anche tutti gli altri popoli.
Se vogliamo poi, oggi è più semita un palestinese che non un israelita di origine russa, ucraina, o dell’Europa dell’est, i cui antenati sono giunti in Israele solo nel 1948, con la nascita dello Stato omonimo od anche successivamente.
Alla costituzione (e imposizione) dello Stato di Israele e la conseguente fuga di milioni di palestinesi dalle loro case (la Nakba), si concretizza l’ideologia storica sionista (da Sion, una collina di Gerusalemme, movimento nato alla fine del 1800), che vuole uno Stato formato solo da gente di religione ebraica. A cristiani, musulmani, copti, drusi, eccetera, non vengono concessi gli stessi diritti di un israeliano di religione ebraica, come per esempio vivere e lavorare in un Kibbutz. Essere sionisti significa pertanto essere antisemiti perché non si rispettano i diritti della popolazione semita di Israele di religione non ebraica. Quindi storicamente, e ancora oggi, gli antisemiti sono gli israeliani, che vivono in uno stato sionista. Gli antisionisti sono invece coloro che, ebrei o non ebrei, sono contrari alla costituzione di un Stato teocratico fondato sulla religione ebraica, e vogliono uno Stato libero dalle ideologie religiose, in cui possano vivere tutti liberamente. Per inciso anche l’Iran, lo storico nemico di Israele fin dai tempi degli Assiro babilonesi, è uno stato teocratico.
Oggi lo Stato di Israele si comporta come i nazisti del secolo scorso, perché sta perseguitando la popolazione palestinese da oltre settant’anni, perché ne sta facendo strage (41000 morti ad oggi nell’ultima carneficina), perché ne ruba le terre con il terrorismo dei coloni supportati dall’esercito e dalle leggi di un governo scellerato (nel solo 2023, prima della strage di Hamas del 7 ottobre, in Cisgiordania erano stati uccisi almeno 500 agricoltori e civili palestinesi, nell’indifferenza dei media e dei governi dell’Occidente ). La terra promessa da Jahveh nel Vecchio Testamento è solo una scusa a cui i rabbini più avveduti non credono neanche più. Che Israele cambi questo governo con una nuova elezione, accetti quindi la costituzione di uno Stato Palestinese su territori rispettosi della dignità di un popolo, e vedrà che, dimenticato il dolore ed il sangue versato, quello che lui chiama terrorismo cesserà, e potrà vivere finalmente in pace per gli anni a venire.
Sul monte degli Ulivi c’è la Moschea dell’Ascensione, dove i musulmani venerano l’avvenuta Ascensione al cielo di Cristo. Una volta all’anno la moschea si apre ai cristiani per una veglia comune di preghiera. Ecco, partiamo da qui per costruire due Stati per due popoli, con gli uomini di buona volontà.
Francesco Achille




