Referendum vinto ma i problemi rimangono

Ormai il Referendum del 23 marzo che ha stoppato la “riforma Nordio” è passato. Ha vinto il “no” con una maggioranza del 53,7% (a questo proposito i lettori riceveranno un breve questionario per sondare le motivazioni di questo no) contro il 46,3%, ma soprattutto con una adesione al voto del 58,9%   che ha evidenziato una grande partecipazione dei giovani, in particolare centromeridionali, con laurea o diploma, che evidentemente hanno sentito su di sé l’incertezza del futuro unita alla certezza che questa legge non avrebbe risolto i loro problemi.

Ora, per tornare nel merito, diciamo subito che il referendum è stato vinto ma i problemi rimangono esattamente quelli di prima: la Giustizia continuerà a non funzionare, e se non funziona danneggia prima di tutto chi si deve difendere ed in secondo luogo chi non può disporre dei mezzi necessari per difendersi, quindi danneggia la parte fragile e indifesa del paese.

Noi abbiamo bisogno invece di una Giustizia che persegua nella stessa misura i colpevoli (tutti) e tuteli gli innocenti (tutti). E cosa impedisce oggi che questo avvenga?

Per capire e rispondere dobbiamo riflettere senza filtri ideologici. Cominciamo con il definire bene le responsabilità. Senza entrare nei dettagli numerici, che si possono trovare ovunque sul web, possiamo affermare che la LENTEZZA dei processi è causata dall’alto numero degli stessi (in particolare nel civile) superiore alla media europea, a carico dei magistrati operanti che invece sono in numero inferiore alla media europea. E se aggiungiamo la scarsità o inesistenza di mezzi strutturali, tecnologici, di personale amministrativo e di supporto ai processi, abbiamo il quadro completo della situazione. I processi sono lenti perché sono limitate le risorse destinate a risolvere questo problema.

Quindi è una precisa volontà politica che determina questo stato di cose.

Sorvolando sulle leggi fatte espressamente dal Governo Meloni dal 2024 in avanti per rendere impuniti politici e “colletti bianchi” corrotti, certamente un altro aspetto della Giustizia che non funziona, anche agli occhi sensibili della opinione pubblica, riguarda il contrasto alla DELINQUENZA di strada (furti, rapine, spacci, borseggi, aggressioni…). Le persone comuni, ma anche gli agenti delle FFOO, si domandano spesso come è possibile che delinquenti arrestati oggi, domani siano già in libertà?

C’è una logica in tutto questo? Una comunità, uno Stato in grado di organizzare la propria convivenza civile, cosa aspetta a risolvere questo problema? E allora domandiamoci qual è il motivo per cui questo non avviene e soprattutto a chi giova il fatto che questo problema non venga risolto?

I giudici devono applicare le leggi esistenti, e più le leggi sono precise meno margine di discrezionalità esiste, e viceversa. Ma chi fa le leggi? Le leggi vengono fatte dal Governo (decreti legge per motivi di urgenza) e in Parlamento di norma dalla maggioranza parlamentare che sostiene il Governo. E allora, se il Governo è tanto sensibile a questo tema (vedi il martellamento continuo sull’argomento da parte di stampa e tv governative, che però dirottano le responsabilità verso i Comuni in particolare verso quelli amministrati dalla sinistra), cosa aspetta a fare leggi opportune? Sono quasi quattro anni che c’è questa maggioranza parlamentare ed è stata partorita solo una legge contro i… “rave party”, con l’introduzione del reato di occupazione pericolosa di terreni pubblici o privati, (ma non applicata ad esempio nei confronti dei trattori della Coldiretti che invadevano le autostrade o nei confronti di raduni non autorizzati di neonazisti), e, recentemente, con un “decreto sicurezza”, rivolto solo a limitare la partecipazione ai cortei o alla improponibile incentivazione agli avvocati a spingere i loro assistiti al rimpatrio (!). Evidentemente per il Governo sono queste le cose che turbano il sonno delle persone.  

A noi sembra che il dilagare della delinquenza per le strade delle nostre città sia funzionale a questo Governo che può così godere dei voti elettorali di ritorno.

Anche in questo caso solo un cieco può non vedere che dietro tutto questo c’è una precisa volontà politica.

Auspichiamo che un eventuale Governo futuro di centrosinistra, prima di discutere sulla leadership della coalizione (ma non si era detto che veniva espressa dal partito con più voti?), metta al centro del suo programma il funzionamento della Giustizia, affidando il compito ad un comitato di giudici che hanno combattuto sul fronte della criminalità e della mafia. Non facciamo nomi ma, se vogliamo,  abbiamo i migliori giudici del mondo.

Sarà la riforma madre di tutte le riforme.

 

 

Francesco Achille

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