
Dai testi scolastici leggiamo: <In Italia, i poteri dello Stato sono tre e sono separati e indipendenti: il Legislativo (Parlamento, fa le leggi), l'Esecutivo (Governo, applica le leggi) e il Giudiziario (Magistratura, giudica chi non rispetta le leggi). Questa divisione, stabilita dalla Costituzione, serve a garantire equilibrio e a prevenire l'accentramento del potere, basandosi sul principio di separazione dei poteri>.
Il 22 e 23 marzo saremo chiamati a votare per il Referendum sulla riforma della Giustizia voluta dal Governo. Si tratta di un referendum confermativo - senza quorum - ossia di un referendum che permette ai cittadini di approvare o meno una legge di revisione costituzionale. Tale legge entra in vigore solo se confermata dal voto popolare.
Si tratta della cosiddetta legge “Nordio” pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 0tt0bre 2015.
Questa legge interviene sull’art.104 della Costituzione, prevedendo la divisione del C.S.M. (Consiglio Superiore della Magistratura) in due organi distinti: uno per la parte giudicante (Giudice) ed uno per quella inquirente (Pubblico Ministero). Oggi l’indipendenza del Giudice è garantita dalla Costituzione, mentre quella del P.M. dalla legge ordinaria, ma entrambi sotto l’autorità del C.S.M.; un domani l’attività inquirente potrebbe essere in teoria inquinata da interventi legislativi del potere politico.
La riforma introduce il sorteggio come criterio di selezione dei membri del CSM. Un terzo dei componenti sarebbe scelto tra membri laici (avvocati e professori universitari) estratti da liste approvate dal Parlamento, mentre i restanti due terzi sarebbero sorteggiati tra magistrati giudicanti e requirenti.
Propone inoltre la separazione delle carriere (quella giudicante e quella inquirente) che però nei fatti è già ampiamente e autonomamente applicata. Quindi quale sarebbe il motivo del legiferare?
Questo sistema modifica in modo significativo la rappresentanza interna alla magistratura e rafforza il ruolo del Parlamento nella composizione degli organi di autogoverno, con il rischio di un ulteriore aumento dell’influenza politica.
Da ultimo la riforma prevede che la funzione disciplinare venga sottratta al CSM e attribuita a una nuova Alta Corte disciplinare. Le decisioni di questo organo non sarebbero impugnabili in Cassazione, ma solo davanti alla stessa Alta Corte.
L’Alta Corte sarebbe composta in parte da membri di nomina politica e in parte da magistrati selezionati tra quelli con funzioni di cassazione. Questo assetto introdurrebbe una gerarchia interna alla magistratura che oggi non esiste e renderebbe i giudici disciplinari più esposti a pressioni esterne.
In sostanza, oltre agli oneri maggiori determinati dalle nuove figure istituzionali, non si capisce dove i cittadini dovrebbero trarre beneficio da tutto questo ambaradan in termini di accelerazione o correttezza dei processi.
Semplicemente i poteri dello Stato non saranno più tre e non saranno più indipendenti.
Francesco Achille




