Il Taser, questo (s)conosciuto

 

 

 

                                                  

 

Il Taser (acronimo di Thomas A. Swift’s Electronic Rifle), noto anche come pistola elettrica, è un dispositivo di autodifesa utilizzato dalle FF.OO. in molte città del mondo, che usa l’elettricità per bloccare i muscoli della persona colpita. Il dispositivo, nato nel 1969 ma perfezionato a questo scopo nel 1998, una volta azionato, spara due elettrodi che colpiscono il soggetto in due parti del corpo producendo una scarica elettrica ad alta tensione ma a bassa intensità, che ne paralizza i movimenti.

L’uso di questo strumento è abbastanza controverso.

La Axon, la ditta americana che lo produce, riconosce un rischio di possibilità di morte di chi viene colpito, dello 0,25%. Casi di morte (rarissimi e da dimostrare che siano collegati all’uso del Taser), di paralisi, o comunque di gravi conseguenze procurate a soggetti portatori di particolari problemi di salute, sono stati riscontrati laddove il Taser viene normalmente usato. C’è infatti l’obbligo da parte delle FF.OO. di far intervenire ogni volta il personale sanitario preposto allo scopo. Secondo l’Università di Cambridge, il Taser ha quasi raddoppiato il rischio di abuso di violenza da parte degli agenti, verificando contemporaneamente un aumento di aggressività nei loro confronti da parte dei destinatari potenziali. Possibili abusi nel suo uso quotidiano vengono paventati anche da Amnesty International.

A favore del Taser vi sono alcune considerazioni di una certa importanza.

Prima di tutto, e cosa più importante, questo dispositivo agisce come deterrente nelle occasioni di conflitto. Cioè non è necessario usarlo, basta averlo. Si usa solo nei casi previsti di aggressione o di pericolo per la di vita di qualcuno. A nessuno piace ricevere una scarica elettrica (è da verificare poi qui in Italia se e come si riscontra questo aumento di aggressività riportato dalla Università di Cambridge). Secondariamente la domanda di sicurezza nelle nostre città è aumentata in modo esponenziale. Per chi deve rispondere a tale domanda è fondamentale avere gli strumenti adatti laddove la responsabilità di gestire l’ordine pubblico si somma alla responsabilità di usare uno strumento tanto delicato.

In Italia viene utilizzato dalla P.S. di molte città fra le quali: Roma, Milano, Torino, Venezia, Genova, Bologna, Firenze. Ma anche in centri minori quali: Barletta, Andria, Trani, Lecce, Foggia, Parma, Oristano, Crotone, Pisa, Udine, ecc.

In totale il Taser è in dotazione nel nostro paese a circa quattrocento unità fra PS, CC, GdF.

A Monza il dibattito è in corso. Nella Giunta vi è una maggioranza a favore, ma trasversalmente non tutti sono d’accordo. Ne chiede l’acquisizione per la Polizia Locale  l’Assessore alla Sicurezza Ambrogio Moccia e, interpellato, ne è molto favorevole il Comandante  dott. Dongiovanni.

Il bisogno di sicurezza cresce perché la società è cambiata, e quello che si poteva fare ieri oggi non si può più fare. Non è questione di questi anni, il mondo cambia in fretta e bisogna sapersi adeguare; nel 1800 si viveva in un certo modo, nel 1900 in un altro, ed oggi in un altro ancora.

Sono tanti i problemi della nostra società che si sono accumulati senza essere stati risolti, figurarsi poi se questi problemi non vengono neppure affrontati. Discutiamone pure ma usciamone dotando il nostro personale preposto alla gestione quotidiana dell’ordine pubblico di uno strumento adeguato ai tempi, altrimenti si rischia di rimanere nel limbo delle buone intenzioni e delle pratiche inconsistenti.  E, come ben sappiamo, c’è sempre una “destra” impegnata ad evidenziare i cocci di una presunta cattiva amministrazione. Togliamole il problema.

 

  Francesco Achille

                                          

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