Qualche giorno fa è andato in onda su Rete 4 l’ennesimo servizio trito e ritrito sull’immigrazione a Monza.
Il servizio parte localizzando il percorso che da P.zza Trento e Trieste si snoda sino al Duomo (saranno forse 100 metri), come luogo privilegiato dalle bande di ragazzi (nel servizio chiamati Maranza ovvero figli di immigrati) che a gruppi soggiornano e scorazzano per il Centro importunando la gente.
Il servizio si rivolge ( e non è la prima volta) alla sola città di Monza, evidentemente perché nelle altre città questo fenomeno non esiste. Vengono intervistate alcune persone che, nessuna esclusa, dichiarano di aver paura a girare per il Centro storico, che temono per i propri figli specialmente alla sera, che adombrano la necessità di pagare ronde private, eccetera.
Domandandosi “chi comanda in città?” il servizio conclude proponendo una “riflessione sulla gestione dei migranti”. Concordo, ma non nel senso del servizio.
Ora, dato che Rete 4 ama particolarmente la città di Monza soffermandosi sempre su questo problema, vien da chiedersi, essendo questo solo un problema nostro, che c’entra riflettere sull’immigrazione, che invece si spalma su tutto il territorio nazionale? Forse che l’immigrazione arriva tutta a Monza? Evidentemente no. E allora non è forse semplicemente un problema di ordine pubblico, oltre che naturalmente di educazione, di qualità della vita delle nostre periferie, qualità del nostro sistema scolastico in generale, del fatto che lo Stato italiano rifiuta di concedere la cittadinanza sino alla maggiore età apparendo a tutti gli effetti come uno Stato ostile? Evidentemente si. Dalle ultime statistiche sui reati commessi in città - vedi anche altri articoli su questo blog - risulta che gli illeciti penali sono in diminuzione. Monza è sempre stata una città tranquilla, oggi ancora di più, ed è forse per questo motivo che queste bande hanno trovato terreno fertile per le loro scorrerie. Allora si tratta semplicemente di incrementare il numero degli agenti di PP.SS. onde far fronte a questi indesiderati cambiamenti sociali, come l’evoluzione del nostro paese ha richiesto in altri momenti della propria storia. Naturalmente questo comporta pagare tutti le nostre brave tasse, e non lamentarsi soltanto, in modo che lo Stato possa provvedere poi alla assunzione di nuovo personale di sicurezza. Quindi, ripeto, che c’entra l’mmigrazione? Senza l’immigrazione l’Italia è destinata al fallimento industriale, agricolo, fiscale e demografico. Gli effetti positivi dell’immigrazione sono sotto gli occhi di chi li vuol vedere. In Italia sono circa 5 milioni gli immigrati regolari. Oltre che al mantenimento della mano d’opera necessaria nei vari settori, creano avanzi di bilancio e favoriscono l’aumento dell’Imu nei comuni. Gli ultimi dati parlano inoltre di versamenti Irpef per 5 mld su redditi dichiarati di 73 miliardi, versamenti all’Inps di oltre 16 mld, pari al 10% del gettito complessivo, ed inoltre di una ricchezza prodotta pari a 135 mld pari al 9% del Pil nazionale.
Negli Usa gli Stati che hanno integrato l’immigrazione sono cresciuti economicamente, quelli che l’hanno rifiutata risultano economicamente depressi. Non godono da tempo gli Usa del lavoro e dell'intelligenza dei molti italiani sbarcati laggiù?
Per tornare al nostro punto di partenza la domanda è quindi: non è il caso di gestirla diversamente questa immigrazione, favorirla anziché contrastarla, integrando nella nostra società gli elementi migliori? Ci vuole molto a capirla?
Ah, dimenticavo, ma quando vedremo su Rete 4 qualche servizio intelligente?
Francesco Achille




