ASSESSORE MOCCIA AMBROGIO
Saluto la Presidente del Consiglio, signori consiglieri comunali e colleghi della Giunta e apro il mio intervento con l'espressione di un auspicio, auspico che questa seduta di Consiglio comunale segni un momento di rafforzamento della sicurezza urbana in città.
Non è un auspicio di carattere utopistico, ma è un auspicio che muove da un dato di carattere, per così dire storico autobiografico ed è la percezione dell'atteggiamento di tutti i Consiglieri Comunali sul tema della sicurezza in questi due anni e passa, di Consiglio Comunale che abbiamo condiviso e muove anche da un presupposto di carattere legislativo.
Cercherò di parlare per argomenti concreti e con riferimenti che sono propri di chi vuole affrontare un tema di carattere giuridico con serietà, cioè riferimenti normativi. Dicevo che spero che questo Consiglio Comunale segni un momento di crescita della sicurezza in città, perché sicurezza dobbiamo ricordarlo tutti quanti o apprenderlo, se per caso qualcuno dei presenti non ne ha notizia.
Sicurezza, in particolare sicurezza urbana, non è soltanto un concetto di carattere giornalistico, è anche un tema di carattere strettamente tecnico -giuridico ed è la sicurezza urbana, definita, permettetemi un attimo di pedanteria, è definita dalla legge 48 del 2017 in questi termini, la definizione di sicurezza urbana: “Il bene pubblico che afferisce alla vivibilità e al decoro delle città da perseguire anche attraverso interventi di riqualificazione e recupero delle aree o dei siti più degradati, l’eliminazione dei fattori di marginalità e di esclusione sociale, la prevenzione della criminalità, in particolare di tipo predatorio; la promozione del rispetto della legalità e l’affermazione di più elevati livelli di coesione sociale e convivenza civile, cui concorrono prioritariamente anche gli interventi integrati da parte dello Stato, le Regioni, le Province autonome di Trento e Bolzano e gli enti locali nel rispetto delle rispettive competenze e attribuzioni”.
Coesione sociale. La coesione sociale potrà ben essere potenziata dal coinvolgimento, in assoluta sinergia, di obiettivi e spero anche di azioni, di tutte le forze politiche e di tutte le rappresentanze civiche, delle quali voi siete testimonianza. Sostanzialmente, c’è bisogno, per rafforzare la coesione sociale, di un confronto di carattere costruttivo, quello, e questo è il riferimento al quale ho fatto cenno riguardo ai primi due anni di Consiglio Comunale che ho condiviso, quel sentimento di coesione, di costruttività che sempre, anche da parte degli interventi più severi nei contenuti, delle minoranze, di solito, rivolte alla gestione dell’Assessorato alla Sicurezza mi sono stati mossi. Critiche, ma costruttive e miranti a un obiettivo, quello del potenziamento della sicurezza urbana; sicurezza urbana intesa come dice
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la legge. Non solo un auspicio, però, anche una ricognizione, ovviamente una ricognizione dello stato dell’arte. Ho inteso suddividere il mio intervento sostanzialmente in quattro capitoli: il capitolo dell’introduzione, che ho sviluppato attraverso quelle poche parole; il capitolo della descrizione dello stato dell’arte e della sicurezza reale; il tema della sicurezza percepita e il problema, la prospettiva, l’importanza della tenuta del tessuto sociale della città. Senza coinvolgimento positivo dei cittadini, il bene della sicurezza non potrà essere garantito; le aggressioni alla sicurezza sono sussistenti e sono le aggressioni crescenti.
Dicevo, lo stato dell’arte. Allora, per quanto riguarda la sicurezza reale, basterebbe invitarvi a ripercorrere i dati che ha esposto il Comandante della Polizia locale, i dati numerici sono dei fatti, non sono contestabili, per arrivare alla conclusione che la sicurezza reale nella città di Monza non ha conosciuto peggioramenti, tutt’altro; la percentuale dei reati, e reato è l’indicazione della massima patologia in termini di legalità che si possa verificare, la percentuale dei reati per numero di abitanti pone la città di Monza in posizioni del tutto, per così dire, apprezzabili nel panorama nazionale. Monza è una città molto più sicura di analoghe città, analoghe per demografia, per numero di abitanti, ma anche per caratteristiche di carattere sociologico, però questo non è sufficiente se in là, o meglio, non è sufficiente che del benessere dei cittadini dà un’interpretazione che non sia legata soltanto a fattori aridi, seppur significativi, perché sono i numeri, ho utilizzato un’espressione assolutamente antinomica. Ci sono dei ragionamenti da sviluppare sui dati che ha appena trasmesso il Comandante; questi dati stanno a testimoniare uno sforzo importantissimo in termini di impegno delle risorse umane della nostra Polizia locale nel contrastare i fenomeni di illegalità; credo, spero, sono convinto, gli interventi che si sono succeduti in questo Consiglio Comunale non sono mai andati in una direzione diversa, che della quantità e anche della qualità dell’incisività dell’impegno non ci sia stata alcuna persona che abbia inteso dubitare; casomai, si è messa in discussione o comunque si è manifestato il dubbio e la preoccupazione circa la incisività dei risultati. Beh, a proposito dei risultati, mi permetterete, evitando qualunque tendenza, qualunque inutile suggestione di confronto comparativo con il presente, il passato recente, il passato prossimo, il passato remoto, permettetemi, a proposito dei risultati, di ricordare che, grazie allo sforzo di donne e uomini della Polizia locale e magari all’impegno, non dico alla competenza, perché non vanto alcuna competenza superiore in materia di pubblica sicurezza, magari potrei spendere qualcosa a proposito della mia competenza in materia di Polizia giudiziaria, e credo che voi conosciate la differenza, ovviamente, fra queste due terminologie, Pubblica Sicurezza, Polizia di Sicurezza, Polizia Giudiziaria, dicevo, senza cedere alla suggestione di comparazioni, però non posso dimenticare che, grazie allo sforzo anche un pochino del sottoscritto, sono stati risolte in città delle criticità così radicate sul nostro territorio da essere definibili, tra molte virgolette, come storiche criticità. Lo spaccio di droga nella zona degli Artigianelli; l’area Campini, le aree circostanti erano un teatro di spaccio di droga a cielo aperto di fiorente intensità, fiorente ovviamente per i suoi gestori, da tempo molto risalente; e beh, grazie all’azione congiunta della Polizia locale, che ha lavorato in silenzio e molto, molto costruttivamente, per settimane, per mesi e all’intervento risolutivo dell’Autorità giudiziaria, che ha emesso misure cautelari, che sono state un vero colpo di scure alla radice della malapianta dello spaccio, quella zona della città è stata, per così dire, riconquistata alla vita civile, con la prospettiva, tra l’altro, di potenziarne anche la capacità di trasmissione di benessere, di risanamento completo anche sotto il profilo della godibilità. Piazza Garibaldi. Quando ho preso confidenza con le criticità di Monza mi è stato rappresentato che in piazza
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Garibaldi la notte, in particolare nei fine settimana, si scatenavano dei sabba incredibili di illegalità, comprese gare di velocità intorno alle auto parcheggiate, consumo di droghe e alcool a dismisura e un degrado dal contenuto criminale di estrema aggressività. La situazione è stata risolta alla radice. Piazza Indipendenza. È una criticità che si riaffaccia, è una criticità, sulla quale risultati significativi, ma parziali e temo non definitivi, sono stati raggiunti, è un altro momento di testimonianza che qualche volta il lavoro silente e assiduo può portare anche a risultati importanti, al superamento di criticità serie. Ma questo che cosa vuol dire? Tema, stato dell’arte. Che la situazione di Monza è una situazione da Eden? Niente affatto. Se i risultati sono stati raggiunti, se lo sforzo di donne e uomini della Polizia locale merita soltanto di essere elogiato; permettetemi di dire che non accetterei delle critiche alla qualità e alla quantità dell’impegno degli uomini in uniforme, mi ribellerei, s’intende dialetticamente non altrimenti; allora, se per quanto riguarda i risultati, credo che i fatti siano da archiviare nei termini che ho riepilogato molto sommariamente, di sicuro la descrizione, la percezione di quello che è nell’attualità la situazione di Monza non è scevra di criticità, una delle quali posso definirla tendenzialmente nuova e di intensità crescente. E credo che siate rapidamente corsi con la memoria recente, perché, vedete, la memoria è singolare, qualche volta la memoria retrograda riaffiora, la memoria recente si perde; credo che la vostra attenzione sia corsa alla memoria recente di un dato: la riunione del Comitato sull’Ordine e la Sicurezza pubblica, alla quale ha fatto riferimento il Sindaco, è stato, avete sentito la data, vero? È stata quella dell’11 ottobre di quest’anno; il giorno dopo, fra piazza del Carrobiolo, via De Amicis, via Carlo Alberto si verificava un fenomeno criminale, perché marachelle, ragazzate, baby gangsterate sono dei termini molto riduttivi rispetto a quello che è successo in quella notte, che ha fatto schizzare il livello di percezione, anzi il livello di allarme anche di chi vi parla a proposito della consistenza del pericolo criminalità giovanile; la devianza è un problema complesso, che l’Amministrazione non intende assolutamente affrontare con piglio militaresco, è un problema complesso che determinerà l’importanza di un approccio di carattere multidisciplinare, sinergico, che coinvolgerà, anzi porterà all’incremento del coinvolgimento di altri settori dell’Amministrazione, che sono i servizi sociali, la partecipazione, operatori che daranno il loro contributo al contrasto, alla prevenzione prima che al contrasto, del fenomeno del degrado, della devianza giovanile in criminalità, però l’episodio del 12 ottobre merita di assurgere a scintilla di una risposta, che non potrà che essere una risposta che faccia ricorso all’estremo rimedio dei fenomeni di criminalità, che è la risposta giudiziaria. Sotto questo profilo, fenomeno grave, risposta di massima prontezza e incisività, non faccio tradimento di alcun obbligo di segreto con il segnalarvi, voi ricorderete, anzi, sapete che avevo fatto pervenire alla Conferenza dei Capigruppo il suggerimento dell’ipotesi che una parte della seduta di questo Consiglio si svolgesse a porte chiuse, un dato riservato ma non secretabile, che magari avrei esposto più dettagliatamente a porte chiuse, lo posso comunque comunicare; ho preso contatti con la Procura della Repubblica Minorile per dare alla tematica la veste, l’inquadramento e la risposta istituzionale che il fenomeno merita.
La situazione della stazione e dintorni; dintorni, nel senso molto lato del termine; ha fatto riferimento, il Sindaco, a strade, luoghi richiamati dal Comunicato stampa del Prefetto; assolutamente l’azione è da intensificare e da portare a compimento con uno sforzo supplementare, al quale non intendiamo minimamente sottrarci; ci sono, fra l’altro, nelle criticità che sono evidenziate, dei segnali importanti ….(interventi fuori microfono)… se posso contare sul consenso dei signori Consiglieri Comunali, vado avanti. Ringrazio la vostra risposta
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con garbati cenni e vado avanti; anche perché, nella zona, devo dire che una persona la vedo qui in aula presente, ci sono attestati forti della presenza di cittadini non soltanto esasperati dalla situazione, però anche pronti, e questo ne fa dei cittadini che non esito a definire “modello”, pronti a superare l’imbarazzo, la paura, l’ansia che genera la situazione di incertezza, esponendosi come soggetti che trasmettono informazioni e segnalazioni di acute criticità alle persone, alle figure istituzionali e qui apro un altro tema; il tema della sicurezza percepita e dintorni. Monza è una città, nella quale la percezione di insicurezza è crescente; si potrebbe liquidare malamente l’interpretazione di questo dato, dicendo: beh, dipende dall’intensità con la quale si amplifica la gravità di certi singoli episodi e viceversa in non cale che si lascia che investa le azioni virtuose di intervento sul crimine; non me la sento affatto di imboccare questa strada, questa chiave di lettura non la voglio proporre minimamente; l’ansia dei cittadini, la preoccupazione dei cittadini, addirittura la paura dei cittadini sono un fatto, sono un’espressione di malessere, ai cittadini va garantita la sicurezza anche come atteggiamento, come situazione psicologica e se non si affronta in questi termini questo tipo di concetto che viene riduttivamente chiamato l’insicurezza percepita, non mi piace se mi considerate un placebo di illustrazione, se non si affronta radicalmente non si risponde ai doveri di un’Amministrazione e quando dico Amministrazione mi permetto di fare riferimento a tutto il Consiglio Comunale, non soltanto agli Amministratori in Giunta, l’Amministrazione di occuparsi del benessere dei cittadini; l’ansia è alternativa al benessere, l’ansia è malessere; non voglio, però, meritare un richiamo, che agli albori del Consiglio Comunale mi fu rivolto da un severo intervento del Sindaco precedente, che sto guardando in questo momento, il quale, a proposito di una mia risposta, in cui ero impacciato nel parlare di legalità, di prevenzione, mi invitò a non utilizzare il linguaggio della… cos’era… sì, insomma, quello lì era richiamato, era invocato dal film “Amici miei”, ci siamo intesi, il linguaggio della supercazzola; quindi, mi correggo e riprendo il linguaggio dei fatti. Perché, però la coesione dei cittadini dia il risultato di essere un propellente per il superamento delle criticità, va superato un problema, che, questo sì, riguarda e muovo in termini di, mi si permetta questa espressione, rimprovero nei confronti di alcuni cittadini: il problema dell’omertà. Mi avete già sentito parlare in Consiglio Comunale di questo argomento; beh, io trovo inammissibile, cioè inammissibile, pardon, trovo triste, trovo preoccupante che della interpretazione dei contenuti della rissa del 12 settembre, io abbia saputo, per via del tutto contingente, da genitori di ragazzi che avevano parlato con l’amico, il quale aveva riferito, fino a ricostruire la vicenda, tutti i passaggi, che non sono stati quelli descrittivi dell’ipotesi di interpretazione giudiziaria di quello che è successo al Carrobiolo e dintorni, tutto quanto frutto di una serie di voci, correnti dappertutto meno che nelle sedi istituzionali; perché si possa contrastare seriamente l’illegalità, bisogna conoscerne i termini; i cittadini devono avere fiducia nelle istituzioni, la paura di denunciare o, peggio, la voglia di non denunciare, perché chi denuncia è un infame, sono antinomiche rispetto alla tenuta sociale.




